2004 | Olimpiadi di Atene, sette medaglie per le Fiamme Gialle

Il finanziere Ivano Brugnetti taglia vittorioso il traguardo della 20 km di marcia alle Olimpiadi di atene 2004. Il finanziere Ivano Brugnetti taglia vittorioso il traguardo della 20 km di marcia alle Olimpiadi di atene 2004. Foto GMT

Prima di trattare ampiamente le Olimpiadi di Atene, evento clou della stagione agonistica estiva, è bene parlare dell’evento europeo ospitato nell’Indoor Halle di Lipsia (Germania): la seconda edizione al coperto della Coppa Europa per nazioni, manifestazione che pose a confronto le otto migliori formazioni maschili e femminili del vecchio continente. L'Italia era presente con gli uomini, quinti lo scorso anno. Il team azzurro, con un'età media molto giovane, conquistò la medaglia d’oro nei 60hs, col finanziere Andrea Giaconi, l’argento con il gialloverde Simone Collio nei 60m, reduce dei 6”58 nei 60m ottenuti il 29 gennaio a Erfurt (quinta prestazione mondiale 2004, terza europea), il bronzo vinto dal mezzofondista siciliano Salvatore Vincenti, primo nei 3000m del match indoor di fine gennaio a Glasgow (Gran Bretagna). Bronzo pure per Fabrizio Donato (triplo).

Come anticipo alla partecipazione del nuoto alle Olimpiadi si disputarono a Madrid, in Spagna, i Campionati Europei durante i quali l’Italia vinse 5 medaglie e furono stabiliti 3 primati italiani. Per le Fiamme Gialle arrivò la medaglia d’oro nella 4x100 stile libero grazie ai finanzieri Christian Galenda e Lorenzo Vismara i quali, insieme ai frazionisti Vassanelli e Magnini, fissarono pure il record italiano e dei campionati col tempo di 3:15.66. Una medaglia d’argento fu vinta pure dal gialloverde Massimiliano Parla nella 10km individuali. Mentre le tre medaglie di bronzo arrivarono da Stefano Rubaudo, nei 5km, Christian Galenda, nei 100 stile libero e da Lorenzo Vismara nei 50 stile libero.

Tornando ai Giochi di Atene, dopo la prima edizione del 1896 e dopo l’edizione intermedia del 1906, per la terza volta ritornarono nella Capitale ellenica, loro città natale. Atene li aveva ottenuti battendo abbastanza agevolmente la candidatura di Roma, che aveva cercato di riportarli in Italia, ma purtroppo così non era avvenuto. Una XXVIII edizione che fu indicata, da tutti i commentatori e opinion leader, come quella del "ritorno a casa". Furono anche le Olimpiadi delle polemiche, prima e durante il loro svolgimento. Polemiche per i ritardi nella realizzazione delle opere, polemiche per la correttezza in alcuni arbitraggi e polemiche per i numerosi casi di doping che, da tempo, accompagnavano lo svolgimento dei Giochi. Ma furono anche Olimpiadi spettacolari nella presentazione e nella scenografia, al pari dei risultati ottenuti dagli atleti azzurri molti dei quali veri veterani olimpici. Fra tutti il finanziere Ivano Brugnetti (oro nella 20km di marcia) e gli inossidabili Antonio Rossi e Beniamino Bonomi, (argento nel K2 1000). Furono anche Olimpiadi funestate dall'uccisione del giornalista Italiano Enzo Baldoni, ostaggio in Iraq, proprio alla vigilia della partita di calcio Italia-Iraq giocata con il lutto a braccio. Per la terza volta nella storia italiana dei Giochi Olimpici, l’Italia portò a casa un bottino di medaglie insperato: furono ben 32 nonostante la cautela con cui il CONI si era avvicinato ai Giochi.

Ad Atene le Fiamme Gialle erano impegnate in nove discipline: atletica leggera (13 atleti), canottaggio (10), vela (5), judo (4), nuoto (4), canoa (3), tiro a segno (2) e tuffi (1). Tra i gialloverdi più attesi spiccava la giovane tuffatrice Tania Cagnotto, il judoka Francesco Lepre, ed i nuotatori Lorenzo Vismara e Christian Galenda, tutti vincitori nel 2004 dei rispettivi campionati europei. Ai Giochi, per la prima volta v’erano anche le nuotatrici Sara Parise e Francesca Segat.

Nell’atletica leggera la squadra azzurra, composta da 35 atleti, si aggiudicò tre medaglie delle quali due grazie ad atleti Fiamme Gialle: la medaglia d’oro per il finanziere Ivano Brugnetti, nella marcia 20km – Brugnetti vinse l’oro e aprì i Giochi, mentre Stefano Baldini, nella maratona, le chiuse con la vittoria della maratona – e la medaglia di bronzo vinta da Giuseppe Gibilisco nel salto con l’asta. Per quanto riguardò la marcia, dopo le Olimpiadi di Sydney 2000, che furono per questa disciplina i Giochi della polemica, quelle del 2004 furono il momento della riconciliazione arrivata dopo l’intenso lavoro svolto dalla IAAF, determinata a far sì che il programma atletico restasse immutato con le gare di marcia della 20 e della 50 chilometri maschile e con la 20 chilometri femminile. UN lavoro diplomatico svolto nei confronti del CIO che voleva escludere la marcia dal programma dell’atletica. Una decisione assunta dal IAAF Walking Committee, coadiuvato dai membri del Council della IAAF, che aveva collaborato fin dai Mondiali di Parigi 2003 con uno speciale gruppo di lavoro del CIO per tenere sotto osservazione la specialità. Per la marcia italiana, quindi, i Giochi si rivelarono gloriosi poiché, 24 anni dopo l’alloro di Maurizio Damilano a Mosca 1980, tornò sul podio con Ivano Brugnetti nella distanza dei 20km. La gara vide quattro squalificati, comparati ai due che lo erano stati a Sydney nel 2000, ma fortunatamente su queste squalifiche non ci furono polemiche di sorta come quattro anni prima; per altro 3 atleti non terminarono la gara. Fu la prima gara dell’intero programma olimpico dell’atletica leggera ed al passaggio al 6° km (in 24:26) vide tutti i migliori assieme in un gruppetto di dieci atleti guidato dallo spagnolo Francisco Fernandez, che, assieme all’ecuadoregno Jefferson Perez (Campione Mondiale in Carica a Parigi 2003 e primatista mondiale sulla distanza) era il favorito. Al 10° km, su uno strappo di Brugnetti, passarono in tre (con Fernandez e l’australiano Nathan Deakes), mentre Perez seguiva a non più di 5 metri; gli altri cominciarono ad accusare dei ritardi. Analoga la situazione al 12° km, solamente che il distacco di Perez divenne di una ventina di metri. Al 16° km la situazione era la seguente: i primi tre a guidare quasi appaiati, Perez nuovamente distaccato attorno ad una ventina di metri e pagava lo sforzo del giro precedente. Passò un altro giro, nel quale tentarono l’avventura, prima Deakes, poi Fernandez, poi Brugnetti, ma infine su un ulteriore strappo di Brugnetti, prontamente ricucito da Fernandez, l’Italiano e lo spagnolo riuscirono a mettere un po’ di luce fra loro e l’australiano. Brugnetti, nel tunnel che lo porterà nello stadio, transitò con quasi 10 metri di vantaggio su Fernandez. Sul traguardo arrivarono con otto metri di distacco e ci fu un abbraccio, ma probabilmente in uno c’èra la gioia, mentre nell’altro la delusione: nuovamente secondo, come l’anno prima dietro Perez, questa volta dietro Brugnetti. Il podio: oro Ivano Brugnetti 1h19’40”, argento Francisco Fernandez (Spagna) 1h19’45”, bronzo Nathan Deakes (Australia) 1h20’20”. Il finanziere Marco Andrea Giungi, invece, si piazzò 12° a tre minuti e 10 secondi dal podio col tempo di 1h23’30”. Nella 20km di marcia femminile l’Italia fu rappresentata, invece, dal finanziere Elisa Rigaudo che era fra le outsiders poiché si presentava ad Atene con il palmares della vittoria in tre trappe del IAAF . La Rigaudo si dovette contentare, col tempo di 1h29’57”, del sesto posto, anche se con un po’ di amaro in bocca: dalla sua stagione forse ci si era illusi su qualche cosa di più, ma in ogni caso il suo tempo fu pur sempre il 6° della sua carriera, ed il terzo del 2004.

Oltre all’oro di Brugnetti, dai Giochi di Atene, nonostante il grave infortunio che ne condizionò la stagione e dopo il mondiale vinto nel 2003 a Parigi, arrivò anche la medaglia di bronzo conquistata dal finanziere siracusano Giuseppe Gibilisco terzo in finale con la misura di 5.85m alla prima prova e solo gli americani Mack e Stevenson riuscirono a fare meglio. Nel martello Nicola Vizzoni, con un lancio di 74.27m, non andò oltre l’11esima posizione, mentre il finanziere Rosaria Console, nella maratona, si piazzò in sedicesima posizione con tempo di 2h35’56”. Il velocista Simone Collio fu 6° nei 100m e fece registrare il tempo di 10”29, ma nella staffetta 4x100m, insieme al compagni di casacca Massimiliano Donato, si dovette fermare alle qualificazioni, come pure fecero: Simona La Mantia, nel triplo, Ester Balassini, nel martello, e Fabrizio Donato, nel triplo. Daniele Caimmi, infine, con 2h23’07, si piazzò solo cinquantaduesimo nella maratona.

Un altro podio, per le Fiamme Gialle, arrivò dalla canoa che, da Barcellona 1992, non aveva mai deluso e non lo fece neanche ad Atene. La partecipazione fu, inizialmente, sofferta poiché i due fuoriclasse non riuscivano a trovare il “colpo giusto” in grado di dare assetto alla barca tanto da avergli creato qualche problema sin dalle eliminatorie. Partenze non brillanti, quindi, che fecero temere il peggio e che, invece, permise ai due finanzieri di sferrare l’attacco durante la finale sulla distanza dei 1000 metri che li vide, dopo una regata da manuale, cedere solo all’equipaggio svedese e soffiare, per soli 5 centesimi, la medaglia d’argento alla Norvegia (bronzo). Per loro fu una conferma e per l’Italia un’altra medaglia nella canoa. Ad Atene, nella squadra olimpica maschile formata completamente da atleti Fiamme Gialle, c’era pure Andrea Facchin che, con grande coraggio e determinazione, conquistò prima la finale nel K1 500 metri, divenendo di fatto il 6° finalista olimpico della storia della canoa italiana, e poi un onorevole 9° posto. Nel K2 500 Bonomi e Rossi, non riuscirono a bissare il successo sui mille metri e, paghi dell’argento, si dovettero contentare dell’ottavo posto.

Nel canottaggio, da dove arrivarono ben tre medaglie di bronzo, erano impegnati nelle regate olimpiche di Schinias, un bacino scavato nel luogo dell’epica battaglia di Maratona, situato a poco più di 40 chilometri da Atene, i finanzieri: Alessio Sartori, nel “doppio” senior, Luca Agamennoni, nel “quattro senza” senior, Dario Lari, nel “due senza” senior, Catello Amarante, nel “quattro senza” pesi leggeri, Simone Raineri, Federico Gattinoni e Simone Venier, nel “quattro di coppia” senior, e da Valerio Pinton e Sergio Canciani, nell’”otto”. Fu una massiccia presenza gialloverde con atleti presenti in cinque delle nove barche in gara, ma solo tre atleti riuscirono a salire sul podio: Alessio Sartori medaglia di bronzo nel “doppio” (1. Francia 6’29”00; 2. Slovenia 6’31”72; 3. Italia Rossano Galtarossa, Alessio Sartori 6’32”93); Luca Agamennoni bronzo nel “quattro senza” (1. Gran Bretagna 6’06”98; 2. Canada 6’07”06; 3. Italia (Lorenzo Porzio, Dario Dentale, Luca Agamennoni, Raffaello Leonardo 6’10”41); Catello Amarante (BOX 47) bronzo nel “quattro senza” pesi leggeri (1. Danimarca 6’01”39, 2. Australia 6’02”79 3. Italia Lorenzo Bertini, Catello Amarante, Salvatore Amitrano, Bruno Mascarenhas 6’03”74). Nelle altre barche i finanzieri si piazzarono nell’“otto” al settimo posto, nel “quattro di coppia” al decimo, e nel “due senza” all’ottavo posto. Nel “doppio” pesi leggeri, infine, il finanziere Nicola Moriconi, presente come riserva, sostituì il titolare Leonardo Pettinari, colto da un doloroso strappo muscolare, e insieme a Elia Luini si piazzò in dodicesima posizione.

La spedizione olimpica delle Fiamme Gialle nel judo rientrò con una “storica” medaglia di bronzo conquistata da Lucia Morico nella categoria dei 78kg che arrivò al termine di una serie di combattimenti estenuanti, ma allo stesso tempo esaltanti. Il bronzo della Morico fu la prima medaglia Olimpica estiva conquistata da una donna gialloverde e la seconda di sempre del Gruppo Polisportivo della Guardia di Finanza. La medaglia di Lucia – atleta del II Nucleo Fiamme Gialle comandato dal Tenente Pecoraro – fu affiancata nel judo a quelle conquistate da Felice Mariani (1976: bronzo a Montreal) e da Girolamo Giovinazzo (1996: argento ad Atlanta; 2000: bronzo a Sidney). Furono sconfitti, nei primi turni eliminatori, i finanzieri Michele Monti, Ylenia Scapin e il fresco campione d’Europa Francesco Lepre.

Il tiro a segno, ai Giochi, fu “orfano” del campione olimpico Roberto Di Donna e le speranze di medaglia, per le Fiamme Gialle, erano puntate tutte sulla pistola di Francesco Bruno e sulla carabina di Marco De Nicolo, quest’ultimo, alla sua seconda partecipazione ai Giochi, brillò nella finale della carabina libera a terra dove giunse 5°, mentre Bruno, dopo il 3° posto agli Europei, non riuscì, anche a causa dell’emozione patita per la sua prima partecipazione alle Olimpiadi, a qualificarsi per la finale in nessuna delle due specialità nelle quali gareggiò (pistola libera e pistola ad aria compressa da 10 metri). De Nicolo, a livello continentale, vinse, invece, la prima medaglia d’oro ad un europeo e fu anche la prima per il Gruppo Tiratori nella carabina ad aria compressa.

Le Olimpiadi di Atene registrarono anche la prima partecipazione di atleti Fiamme Gialle nella disciplina dei tuffi e questo grazie a Tania Cagnotto, figlia d'arte in quanto il padre, e suo allenatore, Giorgio Cagnotto era stato uno dei più forti tuffatori del mondo negli settanta, mentre la madre, Carmen Casteiner, dominava la scena italiana dei tuffi in campo femminile nello stesso periodo. Ai Giochi il finanziere Cagnotto, dopo aver vinto il bronzo agli Europei di Madrid dal trampolino da 1 metro, l'oro dalla piattaforma ed il bronzo nella Coppa Europa di Stoccolma nel trampolino da 3 metri, si piazzò ottava nella piattaforma e nel trampolino da 3 metri.

Ad Atene per la vela gialloverde parteciparono Francesco Bruni e Guido Antar Vigna, nella classe Star, Piero e Gianfranco Sibello, nella classe 49er, e Diego Negri nella classe Laser, mentre la Sezione Vela di Gaeta arruolò la prima donna: la giovane Flavia Tartaglini, atleta della nazionale Junores nel windsurf classe olimpica (La Tartaglini nella stagione 2006 vinse la medaglia di bronzo iridata, la prima in questa specialità per le Fiamme Gialle).

Il karate, non essendo disciplina olimpica, svolse la normale stagione agonistica ottenendo, come sempre, numerosi successi che raggiunsero il loro culmine nel mese di novembre durante I Campionati Mondiali di Monterrey (Messico) dove il maresciallo Luca Valdesi conquistò il titolo di Campione del Mondo individuale nella specialità del kata, la più grande affermazione nella storia di sempre ottenuta da un karateka italiano nella specialità. Sempre Valdesi, nello stesso mondiale, vinse un altro titolo nel kata a squadre, impresa ottenuta insieme al collega e parigrado Lucio Maurino ed al carabiniere Vincenzo Figuccio. Nella stessa trasferta messicana l’Italia si arricchì anche di altre due medaglie di bronzo nella specialità del kumite di cui la prima ad opera del finanziere Stefano Maniscalco, nella gara individuale categoria Open, e la seconda ottenuta in quella a squadre.

Nell’anno, a Lido di Ostia, lo stadio della Stella Polare venne dedicato al velocista delle Fiamme Gialle Pasquale Giannattasio. Alla cerimonia, oltre al Comandante del Centro Sportivo della Guardia di Finanza, Generale Gianni Gola, vi partecipò l’On. Walter Veltroni, allora Sindaco di Roma, e Gianni Rivera che, all’epoca, era delegato allo sport del Comune capitolino.