2000 | Domenico Fioravanti entra nella leggenda del nuoto azzurro

Il "quattro di coppia" del canottaggio azzurro, formato dai finanzieri (dal basso verso l'alto) Simone Raineri, Agostino Abbagnale, e Alessio Sartori e dall'atleta del SC Padova Rossano Galtarossa, dopo la vittoria ai Giochi di Sydney 2000. Il "quattro di coppia" del canottaggio azzurro, formato dai finanzieri (dal basso verso l'alto) Simone Raineri, Agostino Abbagnale, e Alessio Sartori e dall'atleta del SC Padova Rossano Galtarossa, dopo la vittoria ai Giochi di Sydney 2000. Foto Mezzelani GMT

La stagione agonistica invernale 1999/2000 venne aperta, oltre che dalle coppe del mondo dello sci alpino, anche dai mondiali di specialità durante i quali gli atleti del Gruppo Sciatori di Predazzo vinsero un’altra medaglia. Il protagonista fu il biatleta Renè Cattarinussi il quale, dopo l’argento del 1997, prese parte al mondiale di Holmenkollen (Norvegia) e, nella 10km sprint, conquistò la medaglia d’argento.

Dopo 34 anni, da Melbourne 1956, Le Olimpiadi fecero ritorno in Oceania e, dopo un lungo viaggio, la fiaccola Olimpica raggiunse l'emisfero sud, in Australia, per accendere il fuoco delle prime Olimpiadi del millennio. Dal punto di vista politico quelli australiani furono Giochi tranquilli tantoché la cerimonia d'apertura segnò uno storico abbraccio tra le due Coree che sfilarono insieme.

Durante le gare poi le due rappresentative si separano ed ognuna disputò i Giochi per conto proprio.

Si pensava fosse stato un passo storico, un contributo importante verso la ricucitura di una delle ultime ferite della guerra fredda. Il futuro ci dirà l’esatto contrario, purtroppo.

Come sempre il prestigioso palcoscenico sportivo illuminò attori di primo piano, osannati dalle folle e coperti d'oro dagli sponsor e, come spesso accade, ignorò le semplici comparse. Alcune nuove stelle si misero in evidenza (come dimenticare il finanziere Domenico Fioravanti, o mitici Cavalieri delle acque: i finanzieri Alessio Sartori, Agostino Abbagnale, Simone Raineri e il padovano Rossano Galtarossa), altre si confermarono tali, come i sovrintendenti Antonio Rossi e Beniamino Bonomi, altre purtroppo conobbero l'oblio. Gli sportivi di tutto il mondo, comunque, seguirono tutti gli eventi applaudendo i nuovi record e commentando gli immancabili scandali.

Sydney 2000 è oramai nella storia dell’umanità, e nell’immaginario della moltitudine degli sportivi, come l'Olimpiade della comunicazione. L'Australia, che da sempre si considerava isolata dal resto del pianeta, puntò sulla multimedialità per rendere il proprio paese visibile al resto del mondo. Ma le Olimpiadi del 2000 saranno, per la marcia, anche i giochi della polemica, quasi che il “baco dei software” si fosse abbattuto sulla specialità e si fosse trasformato in “walking bug”. L’Italia vinse 34 medaglie (13 oro, 8 argento, 13 bronzo) ed una delle discipline che diede un eccellente contributo al medagliere italiano fu proprio il nuoto. Dalla piscina, infatti, uscirono tanti protagonisti olimpici e mai come a Sydney il nuoto insidiò l'atletica nel ruolo guida dei Giochi. Il motivo fu anche perché la rassegna del nuoto fu segnata da una serie impressionante di nuovi record mondiali, praticamente abbattuti in quasi tutte le gare e la piscina dell'Acquatic Center salì al centro dell'attenzione. Questo luogo, durante i Giochi, emanò qualcosa di magico poiché sembrava costruita apposta per abbattere i record, forse grazie ai materiali, alla qualità dell'acqua. Fatto sta che i record mondiali, anche se un primato non potrà mai valere quanto un oro olimpico, si replicarono incessantemente e con loro anche, finalmente, tante medaglie per l'Italia che, in tutta la storia olimpica, non aveva mai conquistato un oro nel nuoto e, in Australia, ne agguantò ben tre dimostrando di essere una disciplina in grande ed impetuosa crescita. Il primo uomo d'oro del nuoto italiano fu il finanziere Domenico Fioravanti appartenente al II Nucleo Fiamme Gialle comandato dal Capitano Pentassuglia. Un 23enne novarese specialista della rana: nella prima gara, i 100m, fece segnare i tempi migliori nelle batterie e nelle semifinali. Poi in finale Fioravanti partì più cauto e, alla virata, era quinto, mentre nella seconda parte di gara si scatenò fino ad appaiare l'americano Moses, in testa fino a quel momento. Le ultime bracciate regalarono il sorpasso e l'azzurro, dopo un secolo di insuccessi olimpici, toccò per primo e divento anche il primo campione olimpico della storia del nuoto italiano. Da quel momento fu tutto in discesa; liberato dall'ansia da prestazione, Fioravanti andò a vincere anche i 200 rana, dove si piazzò terzo un altro italiano, Davide Rummolo.

Nel canottaggio il finanziere Agostino Abbagnale, terzo fratello della celebre dinastia campana, conquistò il suo terzo alloro olimpico nel “quattro di coppia” assoluto insieme ai compagni di casacca Alessio Sartori, Simone Raineri (BOX 39) ed al padovano Rosano Galtarossa al termine di una gara che vedrà l’equipaggio della Germania, vincitrice del mondiale l’anno prima, crollare negli ultimi metri. Una medaglia d’oro che indusse il noto giornalista televisivo, Giampiero Galeazzi, a coniare per questa formazione l’appellativo di “Cavalieri delle Acque”. A Sydney non ci fu Michelangelo Crispi, fermatosi l’anno prima per un grave problema di salute che non gli permise, pur scomparendo, di continuare l’attività agonistica di alto livello. Sfiorerà il podio, invece, il finanziere Valerio Pinton che, a bordo dell’”otto” assoluto, si piazzò quarto, mentre, nel “due senza” assoluto Luigi Sorrentino si fermò al dodicesimo posto.

La canoa azzurra ripropose, invece, l'ormai famosissimo Antonio Rossi insieme al suo fidato compagno di sempre, Beniamino Bonomi. I due finanzieri vinsero nel K2 1000, con una gara di testa dall'inizio alla fine, poi quando sembrava possibile la doppietta nella gara del K2 500 furono traditi, pochi minuti prima della partenza, dalla rottura del poggiapiedi della loro canoa. La squadra azzurra riuscì a riparare il danno ed a farli partire, allineandosi proprio all'ultimo istante, ma Rossi e Bonomi innervositi dal contrattempo arrivarono solo settimi. Nel K1 500 Antonio Scaduto non andò oltre la semifinale. Per quanto riguarda, invece, l’impegno sociale e le scelte civili in cui era impegnato Antonio Rossi, durante la cerimonia di apertura del Giochi, egli sfilò con un nastrino nero in segno di protesta contro la pena di morte.

Nel judo, dai Giochi di Sydney, arrivarono per l’Italia altre 3 medaglie di bronzo una delle quali vinta dal finanziere Girolamo Giovinazzo nella categoria dei -66kg (Giovinazzo fu anche il primo judoka italiano a vincere due medaglie olimpiche in due differenti categorie di peso), le altre arrivano dalle atlete Ylenia Scapin, non ancora gialloverde, e da Francesca Pierantozzi. In ambito internazionale Giovinazzo vinse anche il bronzo nel Campionato Europeo, mentre in quello junior il giovane Daniele Pistillo conquistò la medaglia di bronzo nella categoria dei -73kg.

Dall’atletica a cinque cerchi arrivò, invece, la medaglia d’argento vinta nel martello da Nicola Vizzoni il quale, sotto la guida dell’allenatore Roberto Guidi che lo aiuterà negli anni a migliorare la propria tecnica, lanciò l’attrezzo straordinariamente a 79.64m. Tra i finalisti olimpici spiccarono pure Fabrizio Mori e Alessandro Cavallaro settimi, rispettivamente, nei 400hs, con 48”78, e nella staffetta 4x100m col tempo di 38”67. Ai Giochi parteciparono pure Giuseppe Gibilisco, decimo nell’asta, mentre Fabrizio Donato (triplo) e Daniele Caimmi, si fermarono nelle qualificazioni. Ivano Brugnetti, infine, si ritirò nella 50km di marcia.

La partecipazione velica gialloverde venne, invece, garantita ai Giochi di Sydney dall’equipaggio dei Diego Negri e Ferdinando Colaninno nella classe Star, mentre i fratelli Francesco e Gabriele Bruni regatarono nella classe 49er. Sempre la Sezione Vela di Gaeta, ma a livello nazionale, prese parte al XII Giro d’Italia a Vela, che prevedeva il circuito da La Spezia a Grado circumnavigando l’Italia. Dopo i brillanti piazzamenti ottenuti nelle precedenti edizioni del Girovela, arrivò il successo con la prima vittoria del prestigioso circuito grazie all’equipaggio formato dai finanzieri Luigi Ravioli, Paolo Cian, Andrea Ribolli (timonieri); Guido Antar, Vigna, Enzo Di Capua ed, Ercole Petraglia (navigatore, drizze); Vittorio Rosso, Francesco De Vita, Sergio Sbrana (scotte); Emiliani Romoli, Fabio Montefusco (prodiere); Roberto Cosentino, Casale Andrea (randa); Pierluigi Fornelli, Francesco Della Torre, Ernesto Angeletti (tattico). Sempre per il team velico gialloverde arrivò il successo, durante l’anno, anche con la prima partecipazione alle regate di Coppa America da parte del finanziere Giuseppe Santino Brizzi, proveniente dalla Sezione Giovanile di canottaggio e già medaglia di bronzo, sempre nel canottaggio, negli anni ‘90. In questo circuito di regate d’altura, grazie appunto all’inserimento di Brizzi nel team italiano di “Luna Rossa”, la Sezione Vela vinse la Louis Vuitton Cup e raggiunse il 2° posto in Coppa America. Una realtà poliedrica, quella velica gialloverde, in grado di cimentarsi anche nell’organizzazione di grandi eventi come, da ultimo, il Campionato Europeo Classe Star svoltosi a Gaeta nel mese d’aprile.

Nel karate Luca Valdesi vinse il primo titolo europeo assoluto che, in soli dieci anni, saliranno a 11 consecutivi (dal 2000 al 2010): record assoluto e personale difficilmente migliorabile in futuro. Con questo primo titolo continentale iniziò anche la leggenda di Valdesi che sarà, per tre volte consecutive, campione del mondo permettendogli di eguagliare il record del fuoriclasse giapponese Sakumoto. Valdesi conquistò pure il suo terzo titolo Italiano Assoluto superando in finale, dopo un epico incontro, il collega Lucio Maurino – Valdesi sino al 2007, anno in cui decise di non gareggiare più, vinse ben 13 titoli Italiani consecutivi –. I Finanzieri Valdesi e Maurino, insieme a Fulvio Sole, composero l'intera squadra azzurra di kata che ottenne, prima la medaglia d'argento agli Europei Seniores di Istambul (Grecia), e poi il primo posto ai Mondiali Universitari di Kyoto (Giappone) dove superarono, per la prima volta, anche la squadra nipponica. Sempre ad Istambul Davide Benetello nel kumite vinse il titolo europeo, mentre Gennaro Talarico conquistò l'argento.

La coppia Benetello e Talarico si confermarono, invece, ai vertici internazionali durante il Campionato del Mondo di fine anno. Durante il mondiale Benetello (open), vinse la medaglia d'argento dopo una storica finale contro il francese Pinna, mentre Talarico fu ancora medaglia di bronzo (75kg).

I Campionati Europei di tiro a segno, svoltisi a Monaco di Baviera, registrarono ancora una volta le performance del grandeur Roberto Di Donna che, nella pistola libera da 10 metri, vinse la medaglia di bronzo nella gara individuale ed a squadre di pistola ad aria compressa. Una specialità nella quale Di Donna sarà, fino al termine della sua lunga carriera agonistica, uno dei più grandi protagonisti a livello mondiale.

Nel 2000, da un’idea del Colonnello Gianni Gola, venne istituita, con sede a Lido di Ostia, la Sezione ANFI Atleti Fiamme Gialle. Fu questa la prima Sezione a carattere nazionale, ed aperta a tutte quelle persone che avevano fatto parte delle Fiamme Gialle in qualità di tecnici, atleti e dirigenti. Alla costituzione parteciparono un nucleo di 150 uomini, tutti ex Fiamme Gialle, mentre alla presidenza fu eletto il marciatore Paolo Grecucci.