1992 | Medaglie olimpiche per Polig, Vanzetta, Puliè, Dreossi e Rossi

Il fondista Giorgio Vanzetta. Durante la sua carriera ha partecipato a cinque Olimpiadi, vincendo l'oro nella staffetta a Lillehammer' 94, l'argento nella staffetta e il bronzo nell'inseguimento e nella 50km ad Albertville '92. Il fondista Giorgio Vanzetta. Durante la sua carriera ha partecipato a cinque Olimpiadi, vincendo l'oro nella staffetta a Lillehammer' 94, l'argento nella staffetta e il bronzo nell'inseguimento e nella 50km ad Albertville '92. Foto archivio Fiamme Gialle

Per la XVI Olimpiadi Invernale fu scelta Albertville, località francese, alla quale vi parteciparono 1801 atleti di cui 1312 uomini e 489 donne in rappresentanza di 64 nazioni. Nei sedici giorni della competizione (8-23 febbraio) furono disputate 157 prove per sei specialità sportive e furono assegnate 171 medaglie davanti a oltre 1 milione di spettatori. Nella Delegazione Azzurra la presenza di finanzieri arrivò a quota 13 distribuiti tra sci alpino, salto, biathlon e bob. L’Italia vinse in totale 14 medaglie delle quali quattro furono appannaggio dei finanzieri (un oro, due d’argento e due di bronzo). Per lo sci gialloverde la medaglia d’oro arrivò a sorpresa dal finanziere Josef Polig il quale si impose nella combinata vincendo il titolo olimpico. Sul podio fu seguito dal dall’italiano Gianfranco Martin che conquistò la medaglia d’argento. Polig partecipò anche alle prove di supergigante e di slalom gigante, ma si fermò rispettivamente in quinta ed in nona posizione. Nella staffetta maschile 4x10km, la squadra composta da Marco Albarello, Silvio Fauner e dai finanzieri Giuseppe Pulie' e Giorgio Vanzetta si aggiudicò la medaglia d’argento. Ma è ancora Giorgio Vanzetta, inarrestabile ed in crescita costante, a conquistare altre due medaglie di bronzo individuali nella 15km pursuit e nella 50km a tecnica libera oltre al settimo posto nella 10km TC. Un successo che fece di Vanzetta una leggenda vivente. Puliè, invece, oltre al bronzo nella staffetta si piazzò al 16° posto della 30km TC. Nell’alpino, invece, il miglior risultato gialloverde arrivò da Kristian Ghedina che si piazzò 6° nella combinata e 11° nella discesa libera. In squadra c’erano anche i finanzieri Danilo Sbardellotto (riserva discesa libera), Alberto Senigagliesi (19° supergigante) e Sergio Bergamelli (17° slalom speciale). Nei salti il miglior risultato arrivò da Ivan Lunardi col 7° posto nel K120, il 13° nella gara a squadra K120, insieme ai compagni di casacca Roberto Cecon e Ivo Pertile (Pertile individualmente si piazzò anche 38° nel K120 e 52° nel K90), ed il 22° posto nel K90. Il Finanziere Roberto Cecon si piazzò 32° e 37° nel K120 e nel K90, ma al termine dei Giochi, durante il mondiale di Harrachov (Repubblica Ceca) vinse la medaglia di bronzo nei voli con gli sci dal trampolino K180. Nel Biathlon l’olimpionico Gottlieb Taschler, dopo il bronzo nella staffetta vinto a Calgary nel 1988, non va oltre la 44esima posizione nella 20km individuale. Nel bob, infine, vanno registrati i due 12cesimi posti di Pasquale Gesuiti nel bob a due e in quello a quattro insieme al finanziere Antonio Stiffi. Con i Giochi di Barcellona ’92, per le discipline estive, arrivò finalmente l’Olimpiade della tranquillità. Una Barcellona tirata a lucido, con un villaggio olimpico molto bello ed un Porto Olimpico che ancor oggi rivive la bellezza di allora, e la sua vita serale nelle Ramblas, accolsero i Giochi che sembrarono aver dimenticato i vari boicottaggi dei tempi passati. La marcia non partì dallo Stadio del Montjuc poiché la discesa, sul circuito della Zona Franca, sarebbe troppo difficile per gli atleti, ma ci arrivò. Per la prima volta ai Giochi Olimpici la gara fu aperta anche alle donne che si cimentarono, come nel 1991 ai Campionati Mondiali di Tokyo, nella 10Km. A Barcellona per la squadra azzurra di atletica, formata da 23 uomini e 14 donne, arrivò una sola medaglia di bronzo nella 20km di marcia (Giovanni De Benedictis): specialità nella quale il finanziere Massimo Quiriconi raggiunse la tredicesima posizione nella 50km. Ai Giochi partecipò anche Enrico Sgrulletti che, nel martello, si piazzò undicesimo, mentre Laurent Ottoz e Fabrizio Mori si fermarono, rispettivamente, in semifinale nei 110hs e in batteria nei 400hs. Insomma una partecipazione azzurra, per quanto riguarda l’atletica, decisamente sottotono.

Negli impegni continentali, invece, Francesco Ingargiola partecipò ai mondiali junior di mezza maratona di Tyneside (Gran Bretagna) e vinse la medaglia di bronzo nella maratonina, mentre Ashraf Saber, durante i Campionati Mondiali junior di Seul (Korea), vinse la medaglia d’oro nei 400hs e si piazzò ottavo nella staffetta 4x400m. Due medaglie che, unite al 13° posto nell’asta, ottenuto sempre a Seul da Alberto Giacchetto, e la partecipazione di Stefano Tagliaferri, nella 4x400m, equivalgono ad un grande successo di squadra ottenuto dalla Sezione Giovanile “Gaetano Simoni” reso possibile dal lavoro dei migliori tecnici gialloverdi che sovente erano, e lo sono tuttora, anche i tecnici delle squadre nazionali. Per l’atletica leggera, al termine del quadriennio, arrivò anche il rinnovo delle cariche federali e ad Isernia, durante i lavori dell’Assemblea Nazionale Ordinaria della Fidal, il Presidente Gianni Gola venne riconfermato per il quadriennio olimpico 1993-1996.

Per quanto riguarda la vela gialloverde con Barcellona ’92 arrivò anche la prima partecipazione olimpica. Nella classe FINN gareggiò, infatti, Emanuele Vaccari, mentre il finanziere Luca Santella, in equipaggio misto col prodiere Flavio Grassi, prese parte alle regate col veloce Flying Dutchman. Alle Olimpiadi di Barcellona parteciparono anche i finanzieri Bruno Dreossi e Antonio Rossi che entrarono, di diritto, nella storia sportiva per aver vinto un bronzo nel K2 500,all’epoca prima medaglia in assoluto per l’Italia nel kayak e seconda a livello olimpico (la prima fu vinta durante i Giochi di Roma ’60). Fu una vera sorpresa poiché accreditato per il bronzo era l’equipaggio spagnolo di Roman e Sanchez ed il Re di Spagna, presente in tribuna per consegnare la medaglia ai suoi “sudditi”, visibilmente deluso dovette consegnare, probabilmente anche malincuore, la medaglia nelle mani dei due finanzieri. La medaglia d’oro fu vinta dalla Germania (1’28”27), l’argento dalla Polonia (1’29”84) ed il bronzo dall’Italia (1’30”00). Distante dal podio, invece, Beniamino Bonomi che in K1 1000 si dovette contentare del 5° posto. L’Olimpiade spagnola aprì il nuovo corso della canoa italiana, e delle Fiamme Gialle, fatto di medaglie e di personaggi con largo impatto mediatico che iniziò a imporre all’opinione pubblica il “fenomeno televisivo” Antonio Rossi. Sempre in terra spagnola il K4 1000 azzurro, con a bordo i finanzieri Iduino Santoni e Paolo Tommasini, si fermò alle semifinali.

Nel canottaggio le Olimpiadi di Barcellona, per il “due con” dei fratelli Giuseppe e Carmine Abbagnale, col timoniere Giuseppe Di Capua, equivalsero all’ennesima medaglia, mentre per I colori gialloverdi equivalse a poco più di una partecipazione: sia il “quattro senza” di Riccardo Dei Rossi, Rocco Pecoraro e Luca Sartori che “l’otto” in cui erano imbarcati Ciro Liguori, Antonio Maurogiovanni, Roberto Blanda e Riccardo Moretti non andarono oltre l’ottava posizione. Da Montreal, invece, dove si stavano svolgendo i mondiali pesi leggeri il “quattro senza”, vice campione 1991, bissò il risultato con la vittoria di un argento a ridosso dei “soliti” inglesi. Negli junior fece la sua prima apparizione internazionale Alessio Sartori che, al secondo anno nella categoria ragazzi e campione d’Italia in carica sul singolo, centrò un buon 4° posto in doppio. La squadra gialloverde era rimasta, intanto, senza timoniere poiché i due “storici” assi del timone, Siro Meli e Paolo Trisciani, avevano lasciato il Corpo e, quindi, fece il suo ingresso nelle fila gialloverdi il partenopeo Vincenzo Di Palma che, ancora oggi col grado di Ispettore, è tra i più esperti timonieri a livello internazionale.

Anche il judo Fiamme Gialle fece la sua apparizione ai Giochi di Barcellona grazie a Massimo Sulli che raggiunse la nona posizione. Durante i mondiali militari, disputati a Seul, Girolamo Giovinazzo vinse, invece, il mondiale nella categoria dei -60kg.

I risultati ottenuti dal karate gialloverde, nel corso del 1992, assunsero un significato ancora più importante se si considera che essi furono ottenuti senza soluzione di continuità. Le Fiamme Gialle, infatti, con 12 atleti, conquistarono il titolo italiano a squadre, per il quinto anno consecutivo, ed il primo posto come società in Italia nelle tre gare più prestigiose dell’anno: campionati italiani junior, senior e assoluti. A questi risultati vanno aggiunte le medaglie vinte ai campionati mondiali di Granada che, peraltro, furono le uniche due medaglie conquistate dall’Italia grazie all’inossidabile Andrea Lentini e dall’emergente Massimiliano Oggianu.