1984 | Nell’anno del bronzo olimpico di Bellucci, nasce il Gruppo Polisportivo Fiamme Gialle

Il podio della 50km di marcia delle Olimpiadi di Los Angeles 1984 con il finanziere Sandro Bellucci medaglia di bronzo. Il podio della 50km di marcia delle Olimpiadi di Los Angeles 1984 con il finanziere Sandro Bellucci medaglia di bronzo.

Dall’8 al 19 febbraio a Sarajevo (Jugoslavia) si disputò l XIV Olimpiade invernale. Sarajevo fu una scelta sorprendente per i Giochi, in quanto nessun atleta jugoslavo aveva mai vinto una medaglia olimpica invernale, ma questa mancanza venne colmata dallo sciatore Jure Franko, che vinse l'argento nello slalom gigante. Nella Delegazione azzurra, come oramai da decenni, figuravano anche atleti delle Fiamme Gialle ed i migliori risultati arrivarono dal biatleta Adriano Darioli, 5° nella staffetta 4x7,5km (Darioli partecipò anche alla 20 km individuale dove si classificò 28° dietro al compagno di casacca Marco Zanon, quest’ultimo attestatosi al 19° posto), e da Giorgio Vanzetta che, nella staffetta 4x10km, si piazzò settimo (Vanzetta è 15° nella 15 km TC, 24° nella 30km TL, e 30° nella 50km TC). Nell’alpino Roberto Erlacher arrivò, invece, 12° nello slalom gigante vinto dallo svizzero Max Julien, mentre Danilo Sbardellotto, nella discesa libera, non si piazzò al 20° posto nella gara vinta dallo statunitense Bill Johnson. Diciassettesima posizione nel bob a quattro per Pasquale Gesuito. A Sarajevo, nel salto speciale, la nazionale italiana schierò pure due finanzieri, ma il migliore fu Massimo Rigoni che si piazzò 16° nel trampolino K70 e 34° in quello K90, mentre Sandro Sambugaro, forse non ancora in perfetta forma, nel trampolino K70 raggiunse solo il 42° posto, mentre in quello K90 finì al quarantaquattresimo posto.

Sul fronte logistico vi fu un’autentica rivoluzione poiché il 7/04/1984, data storica per le Fiamme Gialle, venne istituito dal Comando Generale della Guardia di Finanza il Gruppo Polisportivo “Fiamme Gialle”, con sede a Lido Ostia, con l’obiettivo di coordinare al meglio tutto lo sport gialloverde. Il Comando della nuova organizzazione sportiva venne affidato all’allora Maggiore Gianni Gola che, prima di assumere questo incarico, aveva già maturato una decennale esperienza come dirigente nell’ambito dell’atletica Fiamme Gialle. Furono posti alle dipendenze del Gruppo Polisportivo Fiamme Gialle il 1° Reparto Atleti (atletica), comandato dal Tenente Vincenzo Parrinello (prima del Tenente Parrinello l’atletica gialloverde era diretta anche dal Maresciallo Maggiore Gianni Corsaro), il 2° Reparto Atleti (Judo, Nuoto, Karate e Tiro a Segno), comandato dal Maresciallo Vittorio Giusto, ed il 3° Reparto Atleti (canoa e canottaggio), comandato dal Maresciallo Maggiore mare Giordano Pasquale. In quegli anni, se si considera l’evoluzione che lo sport Fiamme Gialle stava attraversando, e grazie alla lungimiranza di chi aveva raccolto tutte le discipline gialloverdi sotto un’unica organizzazione, il Gruppo Polisportivo della Guardia di Finanza pose le basi per divenire, nell’arco di pochi anni, uno dei Club sportivi italiani più prestigiosi al mondo.

Per quanto riguarda lo sport a “cinque cerchi” Los Angeles ‘84, 54 anni dopo i Giochi del 1932, ottenne per la seconda volta l’organizzazione di un’Olimpiade. Quattro anni dopo i Giochi di Mosca, boicottate dall’Occidente, l'Unione Sovietica si prese la rivincita non presentando ai Giochi americani la propria squadra (peraltro piuttosto forte), e obbligando i paesi del blocco sovieticocomunista a unirsi a questo "controboicottaggio" (solo la Romania vi partecipò con i suoi 127 atleti); anche in questa occasione, quindi, i Giochi furono “feriti” e non poterono fregiarsi di competizioni ai massimi livelli. Nonostante il boicottaggio, ed i problemi della politica sportiva mondiale, l’atletica Fiamme Gialle salì alla ribalta olimpica con Sandro Bellucci (39 presenze nella nazionale italiana dal 1974 al 1991) che, nella 50km di marcia, vinse la medaglia di bronzo col tempo di 3h53.45 dietro al messicano Raul Gonzales, primo con 3h34’26, ed allo svedese Bo Gustafsson, secondo con 3h53’19. Per Bellucci salire sul podio, oltre ad avere la soddisfazione di conquistare una meritata medaglia, fu anche una rivalsa per quella che gli avevano “rubato” due anni prima agli europei di Atene squalificandolo. Anche il discobolo Marco Martino partecipò ai Giochi di Los Angeles, ma non andò oltre il 12° posto. Martino negli anni ’80 diede vita ad una avvincente rivalità nel lancio del disco, in ambito nazionale, con il collega Marco Bucci, i due si alternarono più volte nell'albo d’oro dei campionati italiani e si tolsero vicendevolmente il primato italiano. In particolare al Meeting di Formia del 30 giugno 1984, i due stabilirono entrambi il primato italiano nella stessa gara (66.90m Martino e 66.96m Bucci). Martino tolse definitivamente il record a Bucci il 28 maggio 1989, allorché a Spoleto con 67.62m stabilì quello che tuttora, a distanza di ventitré anni, è l'attuale record italiano del lancio del disco.

Sempre durante i Giochi americani, nella pista del Memorial Coliseum, la staffetta azzurra della 4x100m formata dal finanziere Antonio Ullo, Stefano Tilli, Giovanni Bongiorni e Pietro Mennea, dopo aver fermato il cronometro a 38”87 si piazzò ai piedi del podio per soli 17 centesimi dietro al Canada di Bern Johnson (bronzo): l’argento fu vinto dalla Giamaica e l’oro dai velocisti statunitensi Sam Graddy, Ron Brown, Calvin Smith e Carl Lewis che stabilirono pure il nuovo record del mondo col tempo di 37”83 – Una citazione particolare la merita proprio Carl Lewis che a Los Angeles conquistò la sua quarta medaglia d'oro in un'Olimpiade, replicando l'impresa di Jesse Owens a Berlino 1936. Durante la sua carriera fu soprannominato “il figlio del vento” ed ha vinto 10 medaglie olimpiche (9 d'oro e 1 d'argento) in quattro partecipazioni dal 1984 al 1996; 8 medaglie d'oro, una d'argento e una di bronzo ai campionati del mondo di atletica leggera, in quattro partecipazioni dal 1983 al 1993 –. Ullo corse anche i 100m in 10”57 ma non si qualificò per la finale olimpica. Ai Campionati Europei indoor di Gotebrog (Svezia), Antonio Ullo, con 6”68, vinse una splendida medaglia d’argento nei 60m alle spalle del tedesco dell’Est Christian Haas (sempre a Goteborg Marco Piochi sfiorò il podio, quarto, nel salto in lungo con la misura di 7.85). L’altro podio olimpico mancato arrivò da Orlando Bianchini, Orlandone per chi lo conosce bene, che nel lancio del martello si classificò quarto con la misura di 75.94m. Bianchini vanta pure un primato personale di 77.94m (che all'epoca fu anche record italiano), stabilito a Milano il 27 giugno 1984.

Nella staffetta 4x400m metri il finanziere Ernesto Nocco, insieme a Roberto Tozzi, Roberto Ribaud e Pietro Mennea, si piazzò quinto col tempo di 3’01”440. La gara fu vinta dagli Stati Uniti, mentre l’argento lo vinse la Gran Bretagna ed il bronzo la Nigeria.

Sempre ai Giochi di Los Angeles i pagaiatori gialloverdi non si comportarono male e sfiorarono il podio proprio con Francesco Uberti che, in coppia con Daniele Scarpa, agguantò un 4° posto nel K2 500: 9 centesimi di secondo fu il soffio che non permise alla barca italiana di salire sul podio: I risultati finali furono oro alla Nuova Zelanda (1’34”21), argento alla Svezia (1’35”26) bronzo al Canada (1’35”41) e 4° posto all’Italia (1’35”50). Il Canottaggio, invece, che gareggiava a Lake Casitas, come del resto fece anche la canoa, sfiorò il podio col “quattro con” azzurro, quarto, che aveva al timone l’appuntato Siro Meli. Alle Olimpiadi dovevano partecipare altre cinque atleti poiché Catavèro, insieme a Moretti, e in accordo col direttore tecnico, il norvegese Thor Nilsen, avevano preparato a Sabaudia un “quattro senza” formato dai finanzieri Claudio Tranquilli, Annibale Venier, Alfredo Bollati e Ariosto Temporin (Forestale), da contrapporre a quello federale allestito a Piediluco. La preparazione fu meticolosa e portò l’equipaggio, in allenamento a Sabaudia, a vincere le varie selezioni ai danni dell’equipaggio azzurro con a bordo il finanziere Maurizio Donà. Il Direttore Tecnico Nilsen, in vista degli Internazionali di Francia, programmati sul fiume Allier a Vichy, convocò a Piediluco l’equipaggio di Catavèro e Moretti per definire l’armo che doveva gareggiare in Francia. L’armo del capovoga Tranquilli risultò, ancora una volta, il più forte di quello federale. Nilsen, che seguiva gli allenamenti, iscrisse agli Internazionali francesi entrambi gli equipaggi con l’intenzione di far gareggiare il giorno prima le formazioni così com’erano ed il giorno dopo cambiando i capovoga (Tranquilli al posto di Donà e viceversa). Le cose andarono in maniera diversa poiché l’equipaggio di Sabaudia, il sabato, arrivò terzo, a 7” dal primo e l’equipaggio federale, invece, non entrò neppure in finale. I tecnici presero la decisione di fare gareggiare le imbarcazioni senza ulteriori cambi anche la domenica e, mentre il “quattro senza” azzurro non prese parte alla gara per presunti problemi fisici, l’armo misto Fiamme Gialle-Forestale arrivò secondo. Questa situazione di stallo, a ridosso della partecipazione olimpica, creò alcuni dubbi sulla strategia da seguire ed una certa difficoltà a prendere la giusta decisione. La Federazione voleva a Piediluco tutti e otto gli atleti per formare un “quattro senza” olimpico più forte ed individuare una riserva. Il maresciallo Giordano, insieme a Catavèro, convinti di poter fare tutto in “casa”, chiesero al Centro Federale di poter formare l’equipaggio a Sabaudia. L’indicazione federale fu la seguente: il “quattro senza” e la riserva doveva uscire dall’equipaggio misto più Donà.

Le Fiamme Gialle, convinte di aver avuto una grande opportunità accettarono di effettuare queste prove a Sabaudia mentre, però, all’orizzonte si profilavano scelte politiche mal concilianti con le attese degli atleti. Gli organi federali, infatti, potevano designare ancora cinque atleti per le Olimpiadi ed il presidente FIC Paolo D’Aloja, all’epoca anche membro della Giunta CONI, in accordo col suo Consiglio, decise di portare ai Giochi il “quattro di coppia” femminile anziché il “quattro senza” non tenendo conto delle proiezioni dei riscontri cronometrici che attestavano l’armo maschile tra il 4° e 5° posto. Una decisione giustificata solo dal fatto che l’operazione avrebbe avuto un discreto impatto mediatico poiché la partecipazione olimpica delle donne sarebbe stata la prima della storia del canottaggio femminile italiano che aveva la possibilità certa della finale (erano solo sei nazioni iscritte e l’Italia arrivò sesta).

Anche i karateki delle Fiamme Gialle, già ampiamente organizzati, continuano a calcare le scene mondiali ed europee con i finanzieri Giuseppe Sacchi (80kg) e Massimo Di Luigi (+80kg) che, a Maastricht (Olanda), vinsero la medaglia di bronzo nel mondiale senior, mentre a Dublino (Irlanda), agli Europei Senior, Sacchi prima vinse l’argento nella categoria 80kg e, poi, in squadra con Massimo Di Luigi, Giuseppe Sacchi, Massimo Terenzi, Maurizio Cavallari vince il titolo europeo a squadre (EAKF).

Mariano Daminelli e Mario Vecchi, ai mondiali militari di judo, svoltisi a Seul (Corea), vinsero due medaglie d’argento, rispettivamente, nelle categorie +95kg ed in quella -86kg, mentre insieme a Daniele Bertini e Marcello Landi conquistano il titolo mondiale a squadre. Felice Mariani concluse la sua carriera classificandosi al 5° posto alle Olimpiadi di Los Angeles nella categoria dei 60kg.