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1980 | L'occidente boicotta le Olimpiadi di Mosca

Mariano Scartezzini in azione nei 3000 siepi alla prima edizione del Golden Gala, durante la quale stabilì il record italiano con 8'12"5 giungendo secondo alle spalle del keniota Kip Rono (Roma 1980). Mariano Scartezzini in azione nei 3000 siepi alla prima edizione del Golden Gala, durante la quale stabilì il record italiano con 8'12"5 giungendo secondo alle spalle del keniota Kip Rono (Roma 1980). Foto archivio Fiamme Gialle

Nel febbraio a Lake Placid, negli Stati Uniti, si disputarono, senza nessun boicottaggio, la XIII Olimpiade Invernale. Durante i Giochi vennero assegnate medaglie in dieci specialità e, ad eccezione della combinata nordica, queste valevano anche per il campionato del mondo di sci nordico. Un’edizione in cui l’Italia vinse solo due medaglie d’argento nello slittino singolo e doppio. Fu questa anche l’edizione in cui fece l’esordio olimpico il finanziere Giorgio Vanzetta (inn totale Vanzetta, dall’80 al ’98, partecipò a ben sei Olimpiadi) ed ottenne il suo primo risultato chiudendo al sesto posto con la staffetta 4x10km, insieme a Maurilio De Zolt, Benedetto Carrara, Giulio Capitanio, ed al trentaquattresimo posto nella 15km individuale. Con Vanzetta negli Stati Uniti volarono pure i biatleti Arduino Tiraboschi e Adriano Darioli che, insieme, si piazzarono noni nella staffetta 4x7,5km, mentre individualmente, e rispettivamente, agguantarono il 10° ed il 19° posto nella 20km, il 31° e il 25° posto nella 10km sprint. Con loro, nello sci alpino, c’era pure il finanziere Bruno Noeckler che si piazzò 6° nello slalom gigante, e Paolo Chiesa come atleta di riserva sempre nell’alpino.

Per quanto riguarda, invece, il boicottaggio olimpico, le prime avvisaglie si erano già manifestate alla vigilia delle Olimpiadi di Melbourne ‘56 e, negli anni a seguire, di Montreal ‘76, ma in entrambi i casi si concretizzarono solo con l’astensione di pochi Paesi, mentre il boicottaggio ideologico vero e proprio esplose violentemente e concretamente alla vigilia dei Giochi Mosca ’80.

Il boicottaggio dei Giochi segnarono un momento di grande difficoltà per tutto il movimento olimpico, impotente di fronte agli avvenimenti della grande politica internazionale. Lord Killanin, presidente del CIO, memore delle vicende che avevano portato al ritiro delle rappresentanze africane da Montreal, si era premurato, prima della nuova edizione olimpica, di trovare una soluzione all'ormai storica vicenda del dualismo tra Cina comunista e Cina nazionalista. Non riuscendo a raggiungere un compromesso che permettesse la partecipazione di entrambi i Paesi, si fece guidare da un criterio numerico, guadagnando alla causa olimpica il Paese più popoloso del mondo, cioè la Repubblica Popolare di Cina, assente dai Giochi sin dal 1956. Questa difficile decisione non servì purtroppo a creare un clima sereno intorno all'appuntamento olimpico, avviato ormai a diventare uno dei tanti terreni di scontro tra le due superpotenze con relativo corteggio di paesi alleati.

Fin qui una importante parte di politica sportiva che, in ogni modo, non creò problemi alla partecipazione dei militari ai Giochi. Per comprendere meglio come scaturì la decisione italiana di vietare la partecipazione degli atleti militari ai Giochi è necessario comprenderne le cause e, quindi, è necessario fare un breve excursus di quanto accadde agli inizi del 1980: nel gennaio l'Unione Sovietica inviò proprie truppe in Afghanistan per portare aiuto a un governo alleato che aveva preso il potere con un colpo di mano il 27 dicembre 1979. Con l'intervento militare in Afghanistan, Breznev intendeva probabilmente scongiurare il pericolo di un possibile dilagare della rivoluzione islamica dall'Iran di Khomeini sino alle repubbliche dell'Asia centrale sovietica. La storia avrebbe poi dimostrato quanto i calcoli della dirigenza sovietica fossero sbagliati. Negli Stati Uniti l’anno coincise con le elezioni presidenziali e Jimmy Carter, anche per riguadagnare un po' del prestigio perduto di fronte all'elettorato, si fece promotore di un boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca, se I sovietici non si fossero ritirati dall'Afghanistan (eventualità a cui peraltro nessuno credeva).

La crociata si sarebbe rivelata insufficiente a risollevare le sorti elettorali di Carter affossate, irrimediabilmente, anche dallo smacco subito dal fallito tentativo, da parte dei marines, di liberare 50 statunitensi prigionieri in Iran con l’ausilio di due elicotteri che, tragicamente, si scontrarono tra loro causando la morte di otto persone. Le presidenziali di novembre sarebbero infatti state vinte da Ronald Reagan.

In compenso per le Olimpiadi fu un brutto colpo. A Mosca si registrò la defezione di 61 nazioni, compresa la Cina comunista appena riammessa dal CIO. In Europa vi fu chi aderì integralmente al boicottaggio, come la Germania Ovest, e chi, come Francia, Belgio e Gran Bretagna, cercò una soluzione di compromesso, gareggiando senza bandiera né inno, sotto le insegne del CIO. Di questo secondo gruppo fece parte anche l'Italia che, per sciogliere il dilemma, escogitò una formula definita "rifiuto politico e partecipazione sportiva". A fare le spese di questo equilibrismo all’italiana furono i non pochi atleti militari, i quali, essendo alle dirette dipendenze di uno Stato fedele alle scelte dell'Alleanza Atlantica, dovettero restare a casa. Quanto ai civili, parteciparono ai Giochi a titolo individuale, trovando conforto nell'articolo 24 del regolamento olimpico.

Una situazione che, di fatto, impedì ad una generazione di atleti che, per scelta, avevano indossato la divisa militare di coronare il loro sogno olimpico il quale, per molti di loro, era l’ultimo possibile.

Alcuni atleti decisero, pur di partecipare, di svestire i panni militari come il bresciano Ezio Gamba, oro nel judo nella categoria 71kg, che si congedò dall’Arma dei Carabinieri. Altri decisero di rimanere a casa, ma chi uscì sconfitto da questa situazione fu solo lo sport anche se l’Italia tornò a casa con un totale di 15 medaglie (8 oro, 3 argento, 4 bronzo).

Tra gli atleti delle Fiamme Gialle che non poterono partecipare alle Olimpiadi di Mosca del 1980, a causa del boicottaggio imposto agli atleti militari italiani, spiccano Mariano Scartezzini, Domenico Carpentieri e Felice Mariani. Scartezzini si riscattò il 5 agosto dello stesso anno durante la prima edizione del Golden Gala di Roma dove giunse secondo alle spalle del keniota Kip Rono facendo segnare il tempo di 8’12”5. Quella di Scartezzini fu la settima miglior prestazione mondiale di ogni tempo e sei secondi meglio del record italiano stabilito da Giuseppe Gerbi proprio nella finale olimpica di Mosca; Carpentieri, invece, si contentò di vincere la medaglia di bronzo nella 20km di marcia ai Mondiali Militari di San Paolo (Brasile); Mariani, infine, avrebbe avuto l’opportunità di migliorare il bronzo vinto ai Giochi di Montreal del 1976 poiché si trovava nel pieno delle sue performance atletiche ed era certamente uno tra i favoriti per il podio.

Il 1980 è anche l’anno in cui l’orienteering divenne attività complementare a quella del Gruppo Sciatori. Fu istituita una squadra chiamata Orienteering Fiamme Gialle e venne affiliata al Comitato Italiano Sport Orientamento (CISO). I primi atleti di questo sport furono selezionati fra gli appartenenti alla Scuola Alpina (principalmente ex fondisti) e fra i frequentatori ed istruttori del Corso Pluristagionale di Addestramento Alpinistico. Gli arruolamenti nel Corpo della Guardia di 90 Finanza, di sportivi specializzati nell'orientamento iniziarono, invece, dal 1984 quando fu creata un’apposita sezione dedicata a questa disciplina. Nei primi anni ottanta il finanziere Dellasega dominò la scena italiana vincendo complessivamente 17 titoli di campione italiano assoluto nelle discipline di orientamento, orientamento staffetta (assieme ad altri due finanzieri, Marcello Pradel e Marziano Weber), e sci-orientamento, senza dimenticare le sette coppe Italia conquistate. Al termine dell’attività del finanziere Dellasega, a prenderne il testimone furono il finanziere Enzo Macor (cinque titoli italiani), l'appuntato Daniele Sacchet (vincitore di 11 titoli italiani tra campionati assoluti e juniores e tre Coppa Italia), il brigadiere Antonio Baccega (tre titoli italiani) ed finanziere Dennis Dallasanta (9 titoli di campione italiano assoluto e 3 juniores).