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1973 | A Gustavo Thoeni il premio Bruno Zauli

Un’apposita Commissione voluta dalla Fidal, composta da Nebiolo, Frasca, Berra, Loriga e Vespignani, assegnò il “Premio Zauli”, per il biennio 1971-72, a Pietro Mennea per l’Atletica ed all’Appuntato Gustavo Thoeni per lo sci alpino. Ma è sulle nevi che Gustavo Thoeni, reduce dall’affermazione olimpica, fece parlare ancora di se per la conquista della seconda coppa del mondo di slalom, speciale alla quale va aggiunto anche il campionato italiano.

Nell’atletica leggera, dopo la delusione olimpica, il 1973 è l’anno di Armando Zambaldo, azzurro e ancora campione d’Italia, che vinse tutte le gare nazionali e alcune internazionali con chilometraggio non superiore a 20 chilometri, ottenendo o ritoccando altri sei primati italiani nei 10, 20, 3, e 25 chilometri, nell’ora e nella 15 miglia. I successi in serie di Zambaldo, e la ininterrotta vestizione della maglia azzurra di Carpentieri, Busca e Buccione, non bastarono però ad evitare la sconfitta nel campionato di società di marcia che, nel 1973, era basato più sul numero degli atleti partecipanti di ogni società, che sul loro valore.

Franco Fava, non fu da meno di Zambaldo poiché fu campione e primatista mondiale militare nei 3000m, campione italiano universitario, campione italiano assoluto e ben due volte primatista italiano nei 3000 siepi con 8’32”2 a Torino e con 8’28”8 a Oslo. Anche Giuseppe Buttari, dopo la bruciante squalifica olimpica, fu artefice di ottimi risultati: nuovamente azzurro, campione italiano, primatista europeo sulle 50 yards ad ostacoli e semifinalista indoor agli europei di Rotterdam (Olanda). A questi atleti si aggiunsero Curini, nella velocità, Rossetto, nel decathlon, Riga, nel mezzofondo, Pontonutti, Savarese (decathlon), Acerbi, Costa (velocità) e Edoardo Podberschek (martellista col personale di 74,60). Tutti atleti azzurri e pedine essenziali dell’ossatura della squadra gialloverde che, dopo la bagarre finale con le altre compagini sul filo di un centinaio di punti, si aggiudicò per la settima volta il campionato italiano assoluto di società al quale si aggiunse anche il campionato italiano di società junior e quello assoluto a staffette. Accaputo, invece, vinse il titolo italiano nella maratona col tempo di 2h29’54”0.

Col trascorrere degli anni i risultati ottenuti dal judo gialloverde divennero sempre più prestigiosi grazie alla vittoria, a Roma, del secondo Campionato Italiano di Società, del Campionato Italiano Junior, della Coppa dei Campioni e della Coppa Italia, di Lugo di Romagna, dove furono vinti anche due titoli individuali. Per la seconda volta, infine, si aggiudicò pure il “Trofeo Malatesti”.

Nel tiro a segno il finanziere Guido Ori vinse il titolo di campione italiano di 2^ classe con arma libera; mentre Michele Ferrante si diplomò campione d’Italia di 1^ classe con arma libera.

Sul fronte delle attività legate alla montagna va evidenziato anche l’impegno del Tenente Colonnello Enzo Climinti il quale, come membro del CISM e Capo Ufficio del Generale Addetto al Comando Generale, partecipò all’organizzazione della Spedizione di Guido Monzino (alpinista ed esploratore) il quale raggiunse durante l’anno la cima dell'Everest (Himalaya, Nepal) che, di fatto, fu la prima ascensione italiana sulla vetta himalayana. Nel gruppo di lavoro interforze, creato per la gestione logistica della spedizione, fecero parte, per la Guardia di Finanza, anche il Capitano Pier Luigi Marconi, ed i finanzieri Aurelio De Zolt, Ezio Sommadossi e Aldo Levitti.