1972 | Podi olimpici per Thoeni

Gustavo Thoeni durante le Olimpiadi di Sapporo. Nella sua carriera agonistica ha vinto la medaglia d'oro nel gigante e la medaglia d'argento nello slalom a Sapporo '72 e l'argento nello slalom a Insbruck '76 Gustavo Thoeni durante le Olimpiadi di Sapporo. Nella sua carriera agonistica ha vinto la medaglia d'oro nel gigante e la medaglia d'argento nello slalom a Sapporo '72 e l'argento nello slalom a Insbruck '76 Foto archivio Fiamme Gialle

Con Gustavo Thoeni le Fiamme Gialle vincono, agli XI Giochi Invernali di Sapporo, l’oro nello slalom gigante e l’argento nello slalom speciale, e sempre a Sapporo Gustavo conquistò pure il titolo mondiale di combinata che, all’epoca, non era valido come titolo olimpico. Un atleta diventato mito e leggenda per aver fatto parte, insieme con Piero Gros, Franco Bieler, Tino Pietrogiovanna, Fausto Radici, Erwin Stricker e altri sciatori, della mitica “Valanga azzurra” che dominò le gare di slalom e gigante negli anni settanta. Sempre nella stessa edizione dei Giochi Roland Thoeni si piazzò alle spalle del cugino Gustavo e vinse la medaglia di bronzo nello slalom speciale dominato dallo spagnolo Francisco Fernández Ochoa. Il vicebrigadiere Willy Bertin, specialista del biathlon, dopo aver vinto in campo nazionale il titolo di campione italiano, ai Giochi fece “scoprire” agli italiani questa disciplina grazie ad un’avvincente gara: condusse la competizione individuale di 20km sino all’ultima prova di tiro, ma sbagliò quest’ultima e finì al 16° posto. Fu la prima volta nella storia dei Giochi Olimpici che un italiano riuscì a far tremare I fortissimi specialisti nordici (Bertin si piazzò al 10° posto nella staffetta di biathlon 4x7,5km). Nel fondo, invece, dal finanziere Renzo Chiocchetti, frazionista della staffetta 4x10km insieme a Carlo Favre, Elviro Blac, Ulrico Kostner, arrivò una brillante nona posizione (Chiocchetti si piazzò 32° pure nella 30km), mentre nella discesa libera l’appuntato Marcello Varallo, dopo aver vinto il titolo italiano e la preolimpica di Sapporo nel 1971, si piazzò 10° al termine di una gara sfortunata, mentre in 13esima posizione si attestò Gustavo Thoeni. Dopo l’oro del ’68 anche Franco Nones ci riprovò, ma nella gara della 15km di fondo si dovette contentare della quarantesima posizione.

Fabio Morandini, infine, nella combinata nordica salto K90 e 15km individuale si piazzò solo trentesimo.

Fu questo anche l’anno dei Giochi Olimpici di Monaco ’72 “macchiati” dalla tragedia che, nonostante siano passati molti anni, è ancora, purtroppo, maledettamente attuale: il mattino del 5 settembre 1972, otto terroristi palestinesi seminarono la morte nella residenza del team israeliano.

Un Olimpiade che coincise anche con la prima partecipazione di atleti del canottaggio gialloverde anche se, dal punto di vista dei risultati, l’edizione bavarese fu una delle più deludenti per il remo italico: la squadra affidata a Pietro Galli non riuscì, con nessun equipaggio, a centrare la finale.

Della spedizione italiana fece parte anche Vittorio Catavèro il quale non riuscì mai a dare una spiegazione logica dell’insuccesso italiano e, in special modo, della debacle del “due con” delle Fiamme Gialle di Abramo Albini e Pier Angelo Conti Manzini che, dopo aver vinto tutte le selezioni, e si piazzò solo decimo. Della spedizione olimpica facevano parte anche il “due con” di Giampaolo Tronchin, Mario Semenzato, Siro Meli (timoniere), e Giuliano Rossi inserito nella’ammiraglia azzurra. Per il canottaggio il 1972 fu anche l’anno dei Mondiali Militari CISM svoltisi a Sabaudia, dove le Fiamme Gialle conquistarono tre medaglie d’oro ed una di bronzo, e dell’esagonale senior di Duisburg (Germania Occ.) dove il “quattro con” di Anselmo Rado, Nobile Pergamo, Annibale Venier, Giuliano Rossi e Siro Meli al timone vinse la medaglia d’oro.

Anche la canoa, dopo le Olimpiadi del 1960, riuscì ad inserire un atleta nella squadra olimpica: il finanziere Pieroangelo Congiu. L’atleta partecipò ai Giochi nel K4 1.000, insieme a Oreste Perri, Alberto Ughi e Mario Pedretti. Un equipaggio molto forte che mancò il podio per soli 33 centesimi di secondo. Una delusione ancora più cocente perché fu necessario il consulto del fotofinish per determinare il seguente ordine di arrivo: 1° Russia 3’14”02, 2° Romania 3’15”07, 3° Norvegia 3’15”27, 4° Italia 3’15”60. La stagione terminò in Italia con la vittoria del Campionato Elite in K4 10.000 e quelli nella categoria senior nel K4 e K1 1.000.

La squadra italiana di Atletica, che partecipò ai Giochi di Monaco, era formata da 39 concorrenti, di cui 7 donne, nella quale erano inseriti Domenico Carpentieri, marcia, Marco Acerbi e Giuseppe Buttari, negli ostacoli. L’Italia si aggiudicò soltanto due medaglie di bronzo: Pietro Mennea (200m) e Paola Pigni (1.500m). Per le Fiamme Gialle, l’ostacolista Giuseppe Buttari, alla sua prima partecipazione olimpica, uscì di scena per una squalifica nel 110hs, mentre Acerbi, nella stessa specialità, non riuscì ad agguantare la finale e finì all’ottavo posto in semifinale con 14”45 (entrambi erano reduci dall’Europeo Indoor di Grenoble durante il quale non superarono le batterie). Nella 50km di marcia Domenico Carpentieri, col tempo di 4h33’10”6, si piazzò 23°. Nella 20km, invece, l’Italia presentò solo un atleta, fra l’altro avvisato della sua partecipazione solamente pochi giorni prima della partenza, e non fu il finanziere Armando Zambaldo il quale, dopo la vittoria del tricolore, pur avendo vinto prepotentemente la selezione olimpica, si vide escludere, in maniera incomprensibile, dalla FIDAL ripetendo quanto fece con Chiesa alle Olimpiadi di Roma 1960. Ci fu una forte polemica, ma non servì a nulla, ed il ragazzo rimase a casa per la sola colpa di non essere personaggio. Zambaldo si diede molta pena e tuttavia a fine anno esplose con la conquista di quattro titoli: nei 10 miglia, nei 10, 15 e 20 chilometri (un record appartenuto solo al grande Abdon Pamich e da questo conseguito solo quando era all’apice della scala dei valori mondiali). Marco Acerbi vinse, invece, il titolo indoor nei 60hs e Gian Marco Schivo quello indoor e assoluto nell’alto. Le Fiamme Gialle vinsero anche il campionato italiano di società senior, per le prove multiple, mentre i marciatori mantennero le posizioni di preminenza che gli erano congeniali e infoltirono, ancora di più, la squadra nazionale con Busca, De Vito, Zambaldo e Buccioni i quali, insieme a Costa, Pontonutti e Santoro, indossarono la maglia azzurra nei vari eventi internazionali.

La disciplina del judo, dopo l’assenza ai Giochi di Città del Messico del ‘68, fu riammesso ai Giochi e vi presero parte 173 atleti e tra i migliori atleti c'era l'olandese Willem Ruska il quale vinse la categoria +93 kg e la open e fu il primo judoka a conquistare due medaglie d'oro ad una stessa Olimpiade. L’Italia partecipò ai Giochi con due atleti tra cui Giuseppe Tommasi, allenato da Nicola Tempesta, direttore tecnico della nazionale azzurra. Tommasi combatté nella categoria dei 63 chilogrammi, vinta dal giapponese Takao Kawaguchi, mentre al termine della sua carriera agonistica ricoprì prima il ruolo di allenatore della squadra del judo Fiamme Gialle (dal 1976 al 1980) e poi, dal 1981 al 1991, quello di direttore tecnico sempre della squadra gialloverde. Gli atleti da lui diretti sono stati l’asse portante della Nazionale Italiana per quasi un decennio e tra i più famosi spiccano Felice Mariani, Mario Vecchi, Luigi Nasti, Mario Daminelli, Marcello Landi, Massimo Sulli e il giovanissimo Girolamo Giovinazzo. Con questi atleti Giuseppe Tommasi conquistò 6 Campionati Italiani a Squadre, di cui 5 consecutivi, e 4 medaglie di bronzo ai Campionati Europei per Società . Il Gruppo Judo Fiamme Gialle vinse, a Genova, pure il primo titolo Italiano di Società.