1968 | Franco Nones vince la prima medaglia d'oro olimpica per le Fiamme Gialle

Il 6 febbraio 1968, in uno stadio senza neve con un tempo incerto, il Presidente delle Repubblica, Charles De Gaulle, inaugurò la X Olimpiade, manifestazione che la Francia aveva tenuto a battesimo 44 anni prima a Chamonix. La regia dello spettacolo venne curata al massimo e tutto filò alla perfezione. Appena il tempo di riporre tutto l’armamentario dell’inaugurazione ed i fondisti entrarono in scena nella 30km di Autrans. Fin dalle prime battute apparve evidente che il finanziere Franco Nones aveva trovato la giornata giusta. Per di più i nordici, scarsamente assuefatti a gareggiare in montagna, non erano nelle migliori condizioni. Il percorso di Autrans era formato da tre anelli di 10 chilometri ciascuno: nel secondo c’erano alcune dure salite, mentre il terzo era facile e pianeggiante. Nones, appena 27enne, con la collo già la medaglia di bronzo vinta nella staffetta due anni prima, ai Mondiali di Oslo, alla prima frazione balzò subito in testa, seguito a 21 secondi dal sovietico Voronkov e dal finlandese Mäentyranta. Giulio Deflorian era sesto a 41 secondi soltanto. Nella seconda frazione Eero Mäentyranta attaccò a fondo portandosi a soli quattro secondi dall’azzurro, mentre il norvegese Odd Marthinssen seguiva con passo regolare; Giulio Deflorian era arretrato all’ottavo posto. Negli ultimi 10 chilometri fu però Nones a tirare la volata decisiva mentre Mäentyranta, forse provato dalle salite affrontate a tutta velocità, cedeva il secondo posto al norvegese Marthinssen, staccato di 9 secondi. Giulio Deflorian chiuse con un energico finale al quinto posto, ma con tanta rabbia in corpo perché venne inserito nel quarto gruppo, trovando delle condizioni di pista penalizzanti tali da fargli sfuggire la medaglia di bronzo per pochi secondi. Al traguardo il suo arrivo passò quasi inosservato dal momento che tutti erano impegnati a festeggiare Nones, primo centroeuropeo a conquistare una medaglia d’oro olimpica in una gara di fondo, la prima per le Fiamme Gialle e per lo sci di fondo italiano nella disciplina della 30 km. Parte del merito dell’affermazione del finanziere Nones deve essere riconosciuto anche a Vittorio Stumolo, presidente della Commissione tecnica prove nordiche, e ad Bengt Hermann Nillson: Stumolo e Nillson era un binomio vincente che, dal 1964 in poi, riuscì portare il fondo italiano, con genuina passione, ai vertici mondiali. Cosi Piero Ratti sulle colonne de “La Gazzetta dello Sport” descrisse la vittoria di Nones:

(…) si chiama Franco Nones il primo campione olimpionico di questi Giochi che nessun italiano dimenticherà mai. Ha ventisette anni, viene dalla Val di Fiemme, valle dei campioni, ed è vestito d’azzurro. Pareva un’impresa impossibile, da gente di un altro mondo e di altre dimensioni, negata ad atleti come i nostri che sono stati costruiti con tanta pazienza e con tanto impegno ma che sono ancora quattro gatti al cospetto dei nordici e dei sovietici. Invece adesso guardando Nones alzare le braccia al cielo senza essere capace di gridare una sola parola, con la gola chiusa e gli occhi chiusi per l’emozione, sembra di averlo sempre saputo che questo giorno sarebbe arrivato (…).

Il podio della 30 km fu: oro Franco Nones (Italia) 1h35’39”2, argento Odd Marthinssen (Norvegia) 1h26’28”9, bronzo Eero Mäentyranta (Finlandia) 1h36’55”9. L’oro olimpico rappresentò, per l’atleta di Castello di Fiemme (Trento), il vertice della parabola della sua carriera. A Grenoble Nones prese parte anche ad altre due gare: fu frazionista della 4x10m, insieme al finanziere Giulio

Deflorian, piazzandosi sesto, e disputò anche la gara della 15 km finita in 36^ posizione. Deflorian annovera, sempre a Grenoble, il 15° posto nella 15km (Giulietto, come veniva affettuosamente chiamato dai suoi compagni, a 22 anni venne arruolato con le Fiamme Gialle ed iniziò l’agonistica.

I momenti migliori della sua carriera furono la vittoria della medaglia di bronzo ai campionati mondiali di Zakopane nella 30 km, il bronzo nel 1966 ai mondiali di Oslo nella staffetta 4x10km e una vittoria nella Coppa Kurrikala nel 1962 in Jugoslavia. Terminò l’attività agonistica dopo aver vinto 14 titoli italiani assoluti ed essere stato tre volte olimpionico). Nella delegazione olimpica di Grenoble v’erano pure finanzieri: Teresio Vachet, Renato Valentini (22° e 28° nella discesa libera) e Fabio Morandini (17° nella combinata nordica individuale).

Il 1968 è anche l’anno dei Giochi della XIX Olimpiade svoltisi, dal 12 al 27 ottobre, a Città del Messico. Una città che ospiterà le Olimpiadi più politicizzate della storia, il cui momento più significativo vedrà i due velocisti neri Tommie Smith e John Carlos con pugni chiusi e mano guantata di nero (simbolo della lotta delle Black Panters), immobili sul podio dei vincitori. Non fu un fatto isolato, i due atleti neri ebbero la solidarietà di molti atleti bianchi quando le autorità sportive li fecero espellere dal villaggio olimpico. Pugni chiusi, baschi neri e piedi scalzi erano già stati esibiti, sebbene meno teatralmente, dallo straordinario Beamon e dai quattrocentisti Lee Evans, Larry James, Ronald Freeman.

La denuncia del razzismo americano, la dissacrazione della retorica olimpica e tutta la dirompente carica della lotta dei neri statunitensi occuparono per intero la scena dei Giochi messicani teatro di ben dieci record mondiali, quasi tutti “made in Black Power”. Tra questi l’incredibile salto in lungo di Robert Beamon, nero ventiduenne di Harlem, che cristallizzò la misura a 8 metri e 90 centimetri.

Furono anche i Giochi in cui si diede l’addio alle piste in cenere. Messico ’68 portò a battesimo, infatti, un nuovo materiale, il tartan, una superficie sintetica, molto elastica e resistente, che restituisce la potenza che gli atleti scaricano a terra ed è in grado di tenere bene la pioggia. Con I Giochi di Città del Messico le piste di atletica iniziarono a colorarsi di rosso e ad assumere una tonalità che le contraddistingue ancora oggi. E fu sul tartan che il finanziere Sergio Liani fu semifinalista col tempo di 14.0 nei 110hs, mentre in Italia il finanziere Giuseppe Ardizzone vinse il titolo assoluto nei 5000m con 14’19”2. Il Gruppo Atletico si arricchì anche dell’ostacolista Luigi D’Onofrio, del saltatore Lazzarotti e del pesista Renato Bergonzoni.

Pasquale Busca fu una delle rivelazioni più esaltanti per le Fiamme Gialle poiché, solo un anno prima, non sapeva cosa fosse l’atletica leggera e, con essa, la marcia. Busca, infatti, stupì il mondo sportivo superando nella 20km di marcia, nell’incontro Italia-Polonia svoltosi a Katowice, due campioni della levatura di Pamich e Visini. Questo gli valse anche l’inserito nella squadra olimpica che prese parte ai Giochi messicani e riportò, sempre in questa distanza, un decoroso 12° posto col tempo di 1h37’32”0. La squadra Fiamme Gialle, inarrestabile, conquistò invece il Campionato Assoluto di Società, il Campionato di Società di Marcia assoluto, senior e junior, quello Assoluto di Corsa su strada ed il Trofeo Forze Armate. Brunello Bertolin, Sergio Rossetti e Gian Marco Schivo vinsero i titoli italiani assoluti, svoltisi a Trieste, rispettivamente nei 3000siepi, nel decathlon e nel salto in alto con 2 metri e 9. Nei lanci Urlando fissò il nuovo record italiano in metri 64.82 mentre Zambaldo, in azzurro, fece bella figura nella marcia. Agli Europei Indoor di Parigi (Francia) Giannattasio e Liani disputano le semifinali nei 50m (4°) e nei 50hs (5°), mentre nei salti Pasquale Santoro si attestò undicesimo nel lungo e Erminio Azzaro 17esimo nell’alto.

L’inizio del 1968, a livello organizzativo, segnò anche la svolta per la canoa che, da Sabaudia, ritornò ad allenarsi nuovamente a nel Golfo di Gaeta sotto la guida tecnica di Francesco Staiti. Con il ritorno della canoa a Gaeta fu istituito il Gruppo Remiero Fiamme Gialle, e la relativa Sezione Giovanile di canoa, mentre Il Gruppo Nautico Fiamme Gialle rimase a Sabaudia occupandosi solo di canottaggio anche se, per periodi di ossigenazione, gli atleti si spostavano nella Val di Fiemme con alloggio a Passo Rolle ed allenamento in barca sulle acque del Lago di Paneveggio.

Inizialmente a Gaeta il tecnico Staiti, oltre a seguire, la Sezione Giovanile appena aperta ai giovani di Gaeta, Formia e zone limitrofe, si occupò anche della formazione di giovani elementi selezionati tra gli Allievi Finanzieri delle due Compagnie di Mare della Scuola Nautica.

Fu un anno importante per lo sport Fiamme Gialle poiché, in un contesto di allargamento graduale verso altre discipline sportive, e per aderire alle raccomandazioni del CONI intese a promuovere la disciplina del nuoto nei Corpi Militari, fu creato il Gruppo Salvamento con scopi addestrativi e di utilità sociale oltreché agonistici. In seguito si costituì, presso l'Accademia della Guardia di Finanza di Piazza Bologna in Roma, la società di Nuoto Fiamme Gialle subito affiliata alla FIN. Un sodalizio che, inizialmente, svolse attività esclusivamente a livello giovanile sino alla costituzione della Sezione Nuoto del 2° Reparto Atleti, avvenuta nel 1982, la quale aprì in seguito agli atleti militari, inglobando la Sezione Giovanile tuttora attiva. L’esordio della giovane compagine, composta da atleti appartenenti alle categorie esordienti, ragazzi e junior, fece acquisire alla neonata Sezione Giovanile il sesto posto nel campionato regionale esordienti che, confrontato con quello di società con un maggiore numero di tesserati e di più antica tradizione, fu un risultato eclatante.

Il Gruppo Judo iniziò l’ascesa verso il successo e raggiunse, durante il campionato italiano di serie “C” svoltosi a Terni, la promozione in “B”. Il judo fu inserito, inoltre, tra gli sport in programma nella settimana sportiva militare che si svolse a Milano. In questo contesto le Fiamme Gialle, grazie alla vittoria di 3 titoli individuali, due secondi posti e due quarti posti, vinsero il Criterium Militare di judo.

Il motociclismo gialloverde confermò tutte le vittorie dell’anno prima aggiungendo anche il titolo individuale di regolarità con Gritti, sempre in sella alla Moto Morini, nella classe 125 cc, mentre il finanziere Rottigni consegui la vittoria nella classe 100cc, la vittoria del 7° Motogiro d’Italia. La squadra vinse anche cinque medaglie d’oro e due d’argento alla “Sei Giorni Internazionale Trofeo Mondiale” di San Pellegrino ed il Vaso d’argento riservato alla squadra seconda classificata al trofeo mondiale.