1960 | Le Olimpiadi di Roma e la nascita delle sezioni giovanili Fiamme Gialle

Roma ospitò la XVII Olimpiade ed il sodalizio Giulio Onesti-Giulio Andreotti consegnò alla storia un evento che verrà ricordato nel tempo come la prima Olimpiade dell’era moderna. L’Italia si piazzò al 3° posto con 36 medaglie dietro a URSS (103) e Usa (71). Per quanto riguarda la canoa Fiamme Gialle, ancora a Gaeta, le Olimpiadi del 1960 segnarono la prima partecipazione olimpica.

Catavèro, affiancato saltuariamente da Francesco Staiti, altro elemento vincitore, nel 1961, del bronzo in “quattro con” ai mondiali di Praga, presentò ai Giochi di Roma il K1 500 di Cesare Zilioli che si classificò 9°, ma non andò oltre la batteria nella staffetta 4x500m. Alle Olimpiadi però non prese parte ufficialmente Vittorio Catavèro, impegnato a risolvere i problemi del canottaggio, a Sabaudia, ma vi partecipò, come tecnico, il maresciallo Giordano Pasquale che, nel frattempo, aveva acquisito il diploma di allenatore di canoa. Alla fine del 1960 la canoa gialloverde seguirà il canottaggio a Sabaudia dove vi rimase fino al dicembre del 1968.

Per il canottaggio l’anno olimpico fu scandito da tre prove selettive indicate dalla FIC, non sempre chiaramente identificate. L’equipaggio “otto fuoriscalmo” che ne avrebbe vinto due avrebbe partecipato alle Olimpiadi. La prima prova si tenne a Pallanza tra gli equipaggi federali della Marina Militare, Canottieri Livornesi e GS Guardie del Presidente della Repubblica (Corazzieri) e quello societario delle Fiamme Gialle formato da Trevisan, Staiti, Filippetti, Ventura, Casalucci, Ibba, Vertuccio, Moretti e Giorgianni al timone. La formazione gialloverde, alla sua prima regata e

con barca e remi in prestito, vinse la gara infliggendo 4” di distacco ai Corazzieri (2°), e relegando la Canottieri Livornesi al 3° posto mentre la Marina Militare si piazzò al 4° posto.

La seconda si tenne a Castelgandolfo, dove intanto le Fiamme Gialle erano state convocate dalla FIC per un periodo di allenamento pre-olimpico; la gara ebbe lo stesso ordine di arrivo di Pallanza.

Terminata la seconda prova i dirigenti della Guzzi chiesero alla Federazione di fare una ulteriore prova, non ufficiale, a distanza di 15 giorni sempre a Castelgandolfo (qui giocò il ruolo decisivo il Conte Gaetani il quale convinse Catavèro ad accettare una prova che, in base ai criteri dettati dalla FIC, non doveva essere corsa). Catavèro accettò, e con lui anche le Fiamme Gialle, e la gara che doveva essere non ufficiale lo diventò nel momento in cui scesero in acqua gli equipaggi: la prova ebbe l’esito incerto poiché le Fiamme Gialle e la Moto Guzzi arrivarono contemporaneamente sul traguardo e, dopo un febbrile consulto tra i dirigenti, tra cui Giordano e Catavèro, la vittoria fu assegnata alla Moto Guzzi.

Questa profonda incertezza accompagnò la preparazione dell’equipaggio gialloverde fino all’ultima prova che si svolse sull’Idroscalo di Milano. La Marina stravinse la gara ai danni dell’Industria motociclistica delle Aquile Rosse di Mandello Lario, la Moto Guzzi, e le Fiamme Gialle si piazzarono al quarto posto per aver sperimentato un tipo di pala troppo grande, ideata da Catavèro, e per il vento contrario che penalizzava maggiormente la sua corsia. Una gara senza storia che, dopo varie polemiche, fece scaturire nuove richieste di prove sia da parte della Moto Guzzi che da parte delle Fiamme Gialle. Questa possibilità fu negata dalla FIC poiché a mezzanotte di quello stesso giorno scadevano le iscrizioni per partecipare alle Olimpiadi. La Federazione, che all’epoca era solita cambiare frequentemente indirizzi tecnici, non tenendo conto delle due prove vinte dalle Fiamme Gialle, decise che l’ammiraglia della Marina Militare partecipasse ai Giochi, dove si piazzò sesta, mentre la Moto Guzzi vi partecipò in “quattro con” e vinse la medaglia di bronzo.

Dalle Olimpiadi del 1960 per le Fiamme Gialle arrivò in regalo l’”otto” con cui gli Stati Uniti presero parte ai Giochi e che il Conte Roberto Gaetani, sensibilizzando la FIC, fece assegnare alla compagine di Catavèro. Un regalo voluto da Gaetani, all’epoca molto influente nel canottaggio italiano, probabilmente per farsi perdonare dall’aver convinto il tecnico gialloverde a partecipare alla prova non ufficiale di Castelgandolfo che costò l’esclusione olimpica della barca delle gialloverde (gli americani regalarono alla Federazione “l’otto fuoriscalmo” per l’ospitalità ricevuta essendo per loro troppo oneroso riportarlo in patria. L’imbarcazione, ancora in perfetto stato di conservazione, è attualmente esposta all’interno del Forum Sport Center di Roma).

Grazie alle Olimpiadi romane, la scherma fece ritorno anche fra gli allievi sottufficiali, tant’è che nell'ampio cortile della Caserma "Italia" di Ostia, anche sede dello sport gialloverde fino al 2002, si organizzarono numerosi saggi specie in coincidenza con il termine dei corsi. La pratica della scherma tra i finanzieri continuerà fino alla fine degli anni ’60.

L’atletica gialloverde partecipò, invece, ai Giochi con Gianni Corsaro che, a trentacinque anni, si piazzò ventiseiesimo nella 20 chilometri di marcia col tempo di 1h46’47”2, e con Franco Grossi che, nel lancio del disco si fermò alle qualificazioni facendo segnare la misura di 50.43m.

Il 1960 fu anche l’anno in cui lo sport delle Fiamme Gialle, sotto lo stimolo olimpico e la spinta riformatrice del Generale Gaetano Simoni, iniziò a organizzarsi meglio aprendo anche ai giovani le porte dello sport gialloverde con costituzione le Sezioni Giovanili Fiamme Gialle nelle discipline dell’atletica (1962), del canottaggio, della canoa (1964), del nuoto e del judo (1968). Una felice intuizione divenuta, nel tempo, il fiore all’occhiello dell’organizzazione sportiva della Guardia di Finanza (nel 2006 sarà costituita a Predazzo la Sezione Giovanile degli sport invernali).

Sempre nell’anno si disputa la X Olimpiade Invernale di Squaw Valley (USA), di fatto fu la seconda volta che le Olimpiadi ebbero come teatro una stazione di sport invernali degli USA. Fu un’edizione in cui l’Italia vinse solo una medaglia di bronzo nello slalom gigante grazie a Giuliana Minuzzo-Chenal. La partecipazione Fiamme Gialle contava sette finanzieri ed il miglior risultato per gli sciatori gialloverdi fu il 5° posto ottenuto nel fondo dalla staffetta 4x10km formata, per tre quarti, dai finanzieri Marcello De Dorigo, Giulio Deflorian e Pompeo Fattor (il quarto era Giuseppe Steiner), vinta dalla Finlandia. Un risultato davvero eccellente poiché gli stessi atleti nella 15 km, a conferma della supremazia italiana tra i Paesi non nordici, si piazzarono al 9° posto (De Dorigo), 14° (Deflorian) e 19° posto (Fattor): questi ultimi due disputarono anche la 30 km di fondo conseguendo, rispettivamente, l’11^ e la 14^ posizione. Sempre sulle nevi di Squaw Valley il finanziere Enzo Perin si piazzò 14° nella combinata nordica individuale. Nel salto speciale K70, infine, il quartetto gialloverde non brillò eccessivamente poiché solo Dino De Zordo riuscì ad agguantare il 24esimo posto, mentre gli altri andarono abbondantemente oltre la trentesima posizione: Nilo Zandanel (36°), Perin (37°) e Luigi Pennacchio (39°). Nel frattempo le fila delle Fiamme Gialle continuano a consolidarsi fintanto che fece il suo ingresso un giovanissimo Franco Nones – aveva appena 21 anni – il quale vinse subito il titolo italiano di staffetta. Si assistette anche alla nascita del "Club dei 100 all'ora" aperto solo agli atleti che superavano, sugli sci, I 100 chilometri orari. Tra questi spicca il finanziere Luigi Di Marco che, sulla pista casalinga di Cervinia, portò il record del chilometro lanciato a 163,265 km orari. Furono vinti pure sette titoli italiani grazie a Cesco Deflorian, nella libera e nel gigante, Nilo Zandanel, nel salto, Enzo Perin, nella combinata, Giulio Deflorian, nella 30 chilometri, Marcello De Dorigo, nella 15 km, e Giulio Deflorian, Marcello De Dorigo e Pompeo Fattor nella staffetta 4x10km.