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Lunedì, 10 Dicembre 2018 09:26

CIAO MICHELE

Michele Monti ci ha lasciato. Ha combattuto, spesso vincendo, sui tatami di tutto il mondo. Si partiva sempre alla pari con gli avversari. Contro l’avversario a cui s’è dovuto arrendere la lotta era, però, impari. Ha vissuto con stile e dignità, coraggio e determinazione, doti che lo hanno sempre accompagnato nella vita, anche il periodo difficile della malattia. La sua bella famiglia gli è stata sempre vicino. I suoi adorati nipoti, Pietro e Nicola, porteranno sempre nel cuore quello zione che li sommergeva di libri e che li ha avvicinati allo sport. In tanti, tantissimi, gli erano affezionati sia alle Fiamme Gialle, dove ha trascorso un lunghissimo periodo (dal 1988 al 2015), che a Livorno, dove ha svolto un breve periodo di servizio e dove ha subito saputo farsi apprezzare quale persona autentica, sensibile, corretta. Era un uomo perbene Michele, limpido e onesto come pochi, oltre che un grandissimo atleta e un  tecnico di prim’ordine. Molti degli atleti che ha allenato lo adoravano perché sapeva essere inflessibile, ma anche affettuoso e comprensivo, duro nel pretendere impegno, ma anche generoso nel concedersi. Merce rara, insomma.

Come atleta ha vinto tanto (una medaglia ai Mondiali, una agli Europei, un oro ai Giochi del Mediterraneo, tanti tornei internazionali e due partecipazioni olimpiche), ma a tutti è rimasta impressa la sua splendida gara ai Mondiali di Osaka 2003, in Giappone, quando, in semifinale, stava disponendo a piacimento del campione francese Lemaire e invece di gestire il largo vantaggio ha continuato ad attaccare, com’era nella sua natura generosa e aliena da freddi calcoli di bottega, finendo per esporsi a una sconfitta dolorosa e immeritata. Avrebbe disputato la finale nel tempio del judo contro l’imbattuto giapponese Inoue. Roba da leggenda. Unico e meraviglioso anche nelle sconfitta Michele.

E’ stato a lungo il Capitano delle Fiamme Gialle e della Nazionale italiana. Per spessore tecnico e morale (e culturale) è stato un grande Capitano. Da tecnico ha insegnato il judo con amore e passione. Un destino vigliacco ce lo ha portato via troppo presto, a soli quarantotto anni. Ci mancherà tanto.

Ciao Michele, che la terra ti sia lieve.