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Sabato, 22 Settembre 2018 06:47

“Può essere lo sport promotore di pace?”

Attorno a questa domanda è ruotato l'incontro di ieri, venerdì 21 settembre, alla Campana dei Caduti di Rovereto (TN) in occasione della "Giornata Internazionale della Pace”. La Fondazione Opera Campana dei Caduti ha voluto anche quest'anno onorare l'appuntamento annuale istituito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel novembre del 1981, disponendo che in tutto il mondo si organizzino iniziative per sollecitare e sensibilizzare un modo di vivere senza conflitti in un contesto, al contrario, dove guerre e violenza si registrano ancora in troppi luoghi del nostro pianeta.

Rovereto Città della Pace ha ribadito il proprio impegno nella costruzione di un mondo migliore attraverso una manifestazione organizzata dalla Fondazione Opera Campana dei Caduti insieme al CONI - Comitato Provinciale di Trento che quest'anno ha visto al centro del dibattito il tema dello sport. “La faticosa e complessa costruzione del nuovo mondo: il contributo dello sport” è stato il focus scelto dalla Fondazione. Dopo l'introduzione musicale del Minicoro di Rovereto e il saluto del Reggente della Fondazione, Alberto Robol, sono intervenuti Marco Marsilli, Ambasciatore italiano presso il Consiglio d’Europa; Maria Aiello, docente di diritto dello sport e due “Fiamme Gialle” d’eccezione: Franco Nones, medaglia d'oro nella 30 km ai Giochi olimpici invernali di Grenoble 1968 e primo olimpionico italiano della storia dello sci di fondo e Manuela Moelgg, campionessa di sci alpino reduce da una straordinaria stagione agonistica. Un dibattito interessante, condotto da Stefano Bizzotto, giornalista di Rai Sport, che ha alternato momenti stile lezione universitaria in diritto sportivo ad atmosfere da salotto con gli aneddoti raccontati dai nostri due campioni Nones e Moelgg.

A Rovereto doveva arrivare anche il presidente nazionale del CONI, Giovanni Malagò, ma è stato trattenuto per improvvisi impegni a Roma. Malagò ha comunque inviato un messaggio rivolgendo un pensiero prendendo spunto dal centesimo anniversario dalla fine della Grande Guerra. “Un conflitto - scrive Malagò - che ha sconvolto l'Europa facendole pagare un prezzo altissimo in termini di vittime e distruzione. Voglio rivolgere un pensiero per questa Giornata in ricordo dei tanti atleti che combatterono con le divise più diverse. Tra i milioni di giovani che andarono al fronte in quegli anni tristi tanti erano già dei valenti sportivi. Tra loro voglio ricordare Enzo Ferrari e Tazio Nuvolari. Molti, troppi, non tornarono su campi di gara. Dobbiamo continuare - conclude il presidente del CONI - a credere nella pace anche attraverso l'impegno e la fratellanza che lo sport sa infondere. In campo non ci sono nemici ma avversari da rispettare e non da combattere”.

“Lo sport è più legato alla storia di quanto di creda”, ha affermato il Reggente della Fondazione, Alberto Robol, durante la sua introduzione facendo riferimento all'anniversario della Grande Guerra”. Gli esempi non mancano. Le Olimpiadi di Berlino furono per la prima volta finanziate da uno Stato nazionale per portare avanti la politica interna ed estera della Germania diventando ben presto un efficace mezzo di propaganda nazista. “Purtroppo nello sport - ha concluso Robol - c'è ancora troppa violenza, troppa prevaricazione, i campi di gara si trasformano in campi di battaglia. L'auspicio - ha concluso - è che questa giornata serva a lanciare un messaggio, soprattutto rivolto alle giovani generazioni, affinchè lo sport si svolga nella maniera più corretta”.